Alcune rapide considerazioni sull’espatrio

Si legge spesso, in giro, di persone felici nonché completamente convinte e positive riguardo la scelta di abbandonare il proprio paese. Le motivazioni sono ovviamente rispettabili e, spesso, derivano da condizioni di totale insoddisfazione lavorativa, sociale, psicologica. Nulla è criticabile, ovviamente, e ogni caso ha una propria specifica storia alle spalle.
Quel che lascia assai perplessi è, invece, la ferocia di chi attacca costantemente colui che ha deciso di partire, come se spremere tutta la propria vita in 20 chili di valigia fosse una cosa semplice, scontata e senza nessuna difficoltà accessoria.

Ho letto spesso, negli ultimi tempi, di persone che attaccavano altre sostenendo che l’espatrio fosse nient’altro che una fuga. Probabile: ma quando non hai lavoro o ce l’hai e vieni costantemente umiliato, si può realmente utilizzare questo termine? Sia chiaro, moltissimi italiani espatriati che ho conosciuto mi hanno ripetuto tutti più o meno la stessa frase: mi faccio un po’ le ossa qui, poi torno e spacco tutto. Non ho prove statistiche ma purtroppo dubito che, alla fine, ci sia una maggioranza di ritorni all’ovile.
I motivi, quando si sta fuori da un po’ e non si torna, sono disparati: ci si rende conto che alla fin dei conti si sta decisamente meglio quando si è più appagati, ci si invischia in situazioni dalle quali non si può più uscire (leggasi alla voce: famiglia), eccetera eccetera. D’altronde a stomaco pieno, si sa, si ragiona meglio, ma chi pensa che anche questa sia una scelta da codardi si sbaglia di grosso.

Qualunque persona che abbia avuto la fortuna di poter vivere un periodo fuori dall’Italia sarà perfettamente conscia di quelle che sono le incredibili difficoltà dei primi tempi; è proprio allora che maggiormente ti senti alieno in un posto dove non capisci mai appieno tutto, dove sarai sempre e comunque straniero e nel quale cominciano a mancarti affetti, abitudini e profumi di casa. E non sto a menzionarvi la difficoltà delle prime spese da un fruttivendolo, da un macellaio, quando cominciano a guardarti non comprendendoti e quando anche chiedere delle fragole o un petto di pollo può, realmente, diventare un’impresa!

Quando poi il periodo all’estero comincia a diventare di mesi ed anni arrivano fasi ancora più difficili, probabilmente. Si tratta di cose sicuramente accentuate nell’era digitale dei social ma, posso garantire, fa decisamente male sapere di aver saltato cene, festeggiamenti e rituali di amici carissimi perché si è lontani.
A parte eventi sgraditi e non augurabili, fanno sempre male la lontananza e l’impossibilità di poterci essere in momenti che sì, sappiamo che saranno comunque memorabili per coloro con i quali abbiamo condiviso un’infanzia, un’adolescenza, mezza vita e chissà quante altre. Rivedere le foto di quel tuo amico del quale cominci a intravedere le nude tempie o di quella tua ex che si sta per sposare può far male perché ti fa capire quanto, realmente, stia passando velocemente il tempo e di come the show must go on, con e (soprattutto) senza di te.

Ci sono momenti nei quali poi, forse, solo una carezza di una persona che ti conosce da una vita potrebbe farti star meglio. Ma è distante miglia, oceani, nazioni e scali aeroportuali, distanze che nessuna telefonata e nessuno Skype potranno mai colmare. Non è facile e né immediato da comprendere ma, chi parte, mantiene dei sentimenti e una identità propri che per quante nuove esperienze si potranno fare, rimarranno scolpiti nella pietra dei propri pensieri.

Ultima nota, perché spesso si fraintende: chi abbandona l’Italia non la odia, anzi, forse la ama più di tanti che ci rimangono e continuano a lamentarsi senza far nulla, prendendosela con chicchessia e senza capire cosa c’è al di fuori per poter – magari – migliorare anche quello che è il proprio orticello. Ripeto: facile, troppo facile la critica scontata da chi, spesso, non è mai uscito dal proprio nido materno. Eppure, posso garantirlo, chi va via dall’Italia lo fa per migliorare sé stesso ma non dimenticherà mai, quando parlerà con persone di altre culture e nazioni, di essere orgoglioso quando menziona la propria provenienza, quando accenna la propria storia o quando, più semplicemente, ha la possibilità di offrire una cena tutta mediterranea a un ospite.
Perché non saremo il Paese di Bengodi ma tanto per dirne una, la cucina italiana è e rimane la migliore!

Pizza italiana

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