Esperienze del terzo tipo a Madrid: il negozio cinese

Una delle attività che più frequentemente potrete trovare qui a Madrid – ma non solo – è quella legata al commercio dei negozi cinesi. Non è un caso: la comunità cinese nella capitale spagnola è la seconda più numerosa (dopo quella rumena) e ha addirittura triplicato le sue unità negli ultimi due anni. Ora, senza volere indagare ulteriormente sul dato socio-economico, credo andrebbe raccontata più nel dettaglio quella che, spesso, è una vera e propria esperienza mistica con alcuni lati più o meno comuni.
Per cominciare: cosa vende un negozio cinese a Madrid? El chino è solitamente quel bazar, una volta da noi comunemente conosciuto con il nome di Tutto 1000 lire e simili, nel quale poter trovare un po’ tutto, dai casalinghi ai saponi, dall’elettronica di uso comune alla cartoleria passando per qualsivoglia tipo di scartoffia. Esistono, secondo me, cinque fasi che segneranno la vostra presenza in questo tipo di attività; queste vanno dal momento in cui si entra in cerca di qualcosa fino alla conclusione in cui si decide di andar via, sostanzialmente sempre con lauta soddisfazione.
Cerco di elencarvele.

Premessa.
Nel momento in cui vi state recando in un negozio cinese sotto casa starete quasi certamente tentando, alla buona, di acquistare quanti più beni elementari in una sola botta: invece di recarvi a più riprese prima in una cartoleria, poi in un negozio di pentole, quindi da un fioraio e successivamente da quello che vende i saponi, decidete di risparmiare tempo e di andare da chi ha tutto insieme contemporaneamente.
A questa prima versione di cose esiste un’alternativa, altrettanto plausibile: state andando a cena da un amico o a un pranzo domenicale e siete a mani vuote. Supermercati chiusi, bar idem, pub neanche a parlarne, vi guardate intorno ed è tutto chiuso… tranne lui, l’ineffabile, l’aperto 24*7 no stop: il cinese. Che fare, quindi, se non affidarvisi?

Ingresso.
Qualunque siano le circostanze che vi hanno portati a entrare in un negozio cinese vi siete tranquillamente resi conto di una cosa: nella vostra posizione non c’era alternativa.
Procedete quindi senza indugio e varcate la fatidica soglia. Qui vi potete trovare davanti due diversi tipi di situazione.

  1. Litigio: i gestori stanno bisticciando tra loro, rigorosamente in lingua madre. Appena entrate, tuttavia, vi saluteranno in maniera apparentemente distratta dismettendo tutti istantaneamente la reciproca ascia di guerra e passando in maniera improvvisa a un religioso silenzio. Si presume che questo cambiamento sia fatto nel rispetto del cliente. Tuttavia l’impressione che può avere un occhio – o un orecchio – più distratto è che finiscano tutto perché abbiano quasi paura di farsi capire e decidano quindi di troncare totalmente il dibattito. Se è così mi sento di dire: tranquilli, non abbiate timore, non correte alcun rischio di essere compresi!
  2. Intrattenimento: i gestori stanno guardando un qualche tipo di show e, per il momento, vivono in una realtà parallela e l’interazione con loro, adesso, ricorda vagamente quella con il Sottosopra di Stranger Things. Probabilmente al vostro ingresso non riceverete un saluto ma, va detto, ciò non è dovuto a una mancanza di educazione quanto a un vero e proprio estraniamento dalla realtà circostante. Chiaramente ciò che i suddetti gestori stanno guardando è, spesso, linguisticamente incomprensibile; tuttavia è possibile dedurre, soprattutto nel momento in cui ci si avvicina alla cassa per il pagamento, la natura squisitamente trash della programmazione che si sta osservando (rigorosamente su computer portatile, con volume alto a sparare nell’aria strani dittonghi e parole incomprensibili).

Atmosfera.
Dopo l’accoglienza siete dentro e, ormai, non potrete più uscirne finché non trovate ciò che vi interessa (e lo troverete, ovviamente). Nel girare tra i vari reparti non potrete che sentirvi in una dimensione spazio temporale nella quale tutto è concesso e niente è sicuro; costumi di Carnevale e maschere di Halloween gli uni affianco alle altre, addobbi per l’albero di Natale e decorazioni pasquali sullo stesso scaffale, occhialini per il mare ma anche guanti, sciarpe e qualsiasi ammennicolo utile per il consueto imbacuccamento invernale: tutto sarà lì, prossimo, a portata di sguardo e di mano in un contesto che vi farà perdere totalmente la cognizione del tempo. In un negozio cinese entrate in inverno e, quando uscite, non siete più sicuri neanche del vostro nome.
Una volta perse totalmente le coordinate della stagione in cui state sopravvivendo, vi guarderete le spalle e troverete lui/lei: la sentinella. Si tratta di un generico impiegato che vi ha puntati dal momento dell’ingresso e non vi lascerà andar via per parecchio tempo; va detto, nonostante i negozi cinesi siano solitamente assai economici e difficilmente vendano prodotti particolarmente esosi, qui sarete vigilati come neanche le prime volte che uscivate da soli e i vostri genitori vi guardavano dal balcone, verrete pressati a uomo con una marcatura che in confronto la coppia Nesta-Cannavaro pareva un agglomerato dilettantistico di mammolette di bassa lega. Ad accrescere le perplessità di tale trattamento, inoltre, è il dato che fa sembrare questo tipo di vigile quale un addetto preparato solo e unicamente a questo scopo, essendo spesso incapace di rispondere in maniera soddisfacente a domande di qualsivoglia tipo (un classico è l’indicazione dello stesso, con il volto, di rivolgersi a un’altra persona che possa essere in grado di accogliere le nostre richieste).
Spesso, inoltre, può capitarvi un ulteriore aneddoto divertente: il sentire russare. Probabilmente per via della propria stessa natura di instancabili lavoratori non è infatti raro entrare in un negozio nel quale i gestori decidono di stanziarsi per gran parte della giornata, adibendo una parte dello stesso a posto nel quale poter riposare e godersi la meritata siesta. D’altronde, siamo in Spagna! 

 

Uscita (parte 1).
Ci siamo, è tutto pronto: avete trovato ciò che vi serviva, ci avete giustamente aggiunto altre 4-5 cianfrusaglie non previste e siete pronti al pagamento. Vi avvicinate alla cassa – costantemente seguiti dalla sentinella – e siete pronti per tirar fuori il portafogli. Vi guardate intorno e… caspita, forse vi potrebbe servire qualcos’altro. Ho cercato eventuali studi di scienziati riguardo l’incertezza di questa fase ma purtroppo non ho trovato nulla: eppure, sono sicuro, ci deve essere qualche strano movimento psichico che compiamo nel momento in cui stiamo per uscire e, invece, ci rendiamo conto di voler ancora aggiungere ulteriori acquisti.
Scoperta la dimenticanza vi rivolgerete immediatamente al cassiere.  Se siete fortunati capirà al volo cosa volete; in caso contrario, avrà pronta a pochissimi passi una persona di riferimento – potrebbe essere colui che vi seguiva pochi minuti prima – cui delegare, con un sornione cenno dello sguardo, l’ordine richiesto. Qui si apre una nuova fase perché, è bene saperlo, chiunque sia dei due a rispondervi avrete una certezza intaccabile: la soluzione c’è, il vostro oggetto esiste ed è lì, da qualche parte.
Non vi resta che seguire il dito che vi indicherà la direzione e qui, ancora una volta, vi guarderete intorno scoprendo la più incredibile delle verità: nonostante vi troviate in questo negozio cinese da più di un’ora e pensiate di conoscerne persino i più remoti anfratti polverosi, non avrete ancora visto quello scaffale, quell’angolo, quella zona che è lì, davanti ai vostri increduli occhi. In ogni negozio cinese che si rispetti ci sarà sempre un reparto di cui non avrete notato l’esistenza e del quale vi renderete conto solo quando, al momento dell’uscita, vi sarete ricordati di quell’ultimo acquisto ancora da compiere prima di poter finalmente andar via.

Uscita (stavolta sul serio).
A un certo punto, dopo il false flag precedente, diventa il momento più atteso. Va detto: al netto delle esagerazioni per ragioni satiriche, solitamente la sosta in un negozio cinese è breve e, tra una cosa e l’altra, vi augurate di renderla ancora meno lunga del previsto (se non altro per amore dei vostri risparmi ed evitare di spendere tutto). Quando ci riuscite, rendendovi conto di aver comprato una ventina di cose più del previsto ma avendole pagate una ventina di euro meno di quanto immaginato, sarà un loro sorriso a 32 denti a darvi l’arrivederci. Spesso, peraltro, con qualche regalino utile a comprarvi poco a poco per farvi tornare (anche) la prossima volta.
In fin dei conti, cosa ci si vuol fare? L’economia gira anche così ed è bello vederli sorridenti nel momento in cui, anche voi, sotto sotto ne uscite contenti, in attesa della successiva spesa. Proprio per questo va detto: esperienze sensoriali a parte, che bello è il mondo in un negozio cinese?

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