Un «cervello latitante» nell’Università americana

Oggi per la rubrica Quelli che VannoArrivederci Italia ha il piacere di intervistare Alessandro, un nostro connazionale che sta lavorando in una Università negli States.

Ciao Alessandro! Innanzitutto parlaci un po’ di te: chi sei e cosa stai facendo nella vita?
Mi chiamo Alessandro, ho 28 anni e sono un ricercatore universitario che ha recentemente accettato una posizione in una prestigiosa università americana… Prima che parta il cliché, NO! Non mi considero un cervello in fuga. Al massimo un cervello latitante.

Come mai la decisione di lasciare l’Italia?
Durante il mio dottorato di ricerca a Roma, ho deciso di andare negli USA per collaborare con un professore. Dopo due viaggi di circa 3 mesi l’uno il professore mi ha chiesto di rimanere. A questo punto, da bravo uomo di scienza, ho analizzato la situazione. Tornare in Italia a fare ricerca in ambito accademico avrebbe voluto dire nella migliore delle ipotesi rimanere 8 mesi lavorando senza stipendio prima di riuscire a trovare un contratto per un anno, finito il quale sarei stato punto a capo. In America mi è stato offerto di fare il lavoro che ritengo essere tra i più belli in assoluto (se escludiamo fare il massaggiatore di Emily Ratajkowski) in un ambiente lavorativo stimolante e accogliente con uno stipendio che in Italia si può sperare di avere a fine carriera.

Scelta facile?
Bhe… più o meno. La vera scelta non è stata Italia o USA, quello che ho scelto è stato rimanere nell’ambito della ricerca universitaria piuttosto che trovarmi un lavoro “vero” in qualche azienda. Perché tra Italia e USA sceglierò sempre l’Italia! E proprio perché ho scelto l’Italia e l’Università che mi ritrovo negli USA a costruire un curriculum abbastanza forte che mi permetta di tornare nel paese che amo a fare il lavoro che amo.

America stradaCome ti trovi negli Stati Uniti?
Quando uno pensa all’America pensa a città come New York, Los Angeles, San Francisco e a milioni di persone che si divincolano come formiche per le strade della metropoli. Tuttavia la realtà americana è formata da piccole cittadine con estese zone suburbane. Questo per dire che non mi ritrovo a né a New York né a San Francisco, ma in una di quelle zone suburbane nelle quali, uscendo di casa, puoi camminare 15 minuti prima di incontrare un negozio o un altro essere umano a piedi. Qua ti mancano piccole cose come passeggiare per le vie del centro e fermarsi a prendere un caffé al bar… e ovviamente il cibo!

Se fossi rimasto in Italia dove saresti ora?
Al momento sarei disoccupato, senza per altro la possibilità di ottenere sussidio di disoccupazione, e continuerei a lavorare facendo le stesse cose che faccio ora senza essere pagato. Oppure avrei deciso a malincuore di lasciare la ricerca universitaria per dedicarmi alla “ricerca” di un lavoro in cui possa sfruttare le competenze maturate in 3 lauree, di cui una all’estero e un dottorato di ricerca… in altre parole avrei aperto una panineria e starei da Dio!

Felice della scelta? La rifaresti?
E’ stata una scelta presa a malincuore. Nonostante sia abituato a spostarmi per motivi di studio avendo cambiato 5 città in 6 anni (3 italiane e 2 straniere) lasciare l’Italia è per me un grande sacrificio. Tuttavia sono convinto di aver fatto la scelta migliore e nonostante le difficoltà la rifarei.

Grazie mille ad Alessandro per il tempo e un grosso in bocca al lupo per il suo cammino accademico (anche se teoricamente il lavoro come massaggiatore di Emily non dovrebbe esser male…).

America Giardino

 

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