Arrivederci, Italia

Tornare a scrivere dopo una pagina sportiva brutta come quella di ieri non è certamente facile. Vi assicuro che quando si è fuori dall’Italia è decisamente complesso argomentare, in maniera serena, eventi simili alla partita Italia-SveziaVivere lontano non è aver cancellato la propria dimensione interiore ma, anzi, è viverla con ancora più profondità proprio per la distanza geografica. Inoltre, significa subire ancora di più la cocente delusione, tra amici stranieri che ti prenderanno in giro e altri che ti compatiranno pur senza poter minimamente percepire ciò che stai vivendo. Chiariamo: una partita di calcio non è ovviamente la fine del mondo ma, i mondiali, sono pur sempre un evento di dimensione planetaria che da sportivo aspetti per anni, che ti rende italiano a 360° e che ti unisce maggiormente sia con la tua terra che con i tuoi compatrioti. 
Davanti a questo dramma puramente sportivo, nei prossimi giorni dobbiamo essere assolutamente preparati alla tiritera di luoghi comuni che si sentono – e sentiranno – sull’Italia (calcistica e non). Io ve ne scrivo qualcuno, così – a seconda del vostro profilo di riferimento – potete non farvi trovare impreparati e avrete semplificato il compito circa il cosa dire/non dire da ora fino al 2022 (data dei prossimi mondiali di calcio, ove chissà se parteciperemo).

VEGGENTI A POSTERIORI (SUI MASSIMI SISTEMI)
Lo sapevate già dal principio, da quando nel 1934 partecipò ai primissimi mondiali, se non da Garibaldi. Avevate tutto chiaro e vi sono semplicemente mancate orecchie pronte e capaci di ascoltarvi, mentre predicavate nel deserto la vostra verità totale e assoluta. Adesso, con giubilo, non potrete che prendervi le vostre – tardive – ragioni, raccogliendo i fiori che vi tireranno dagli spalti e nel tripudio generale di un popolo che vi riconoscerà quale proprio reggente morale da ora all’eternità (o, più semplicemente, da qui al prossimo fallimento).
Le frasi che potrete utilizzare sono: «Lo avevo detto, Ventura non aveva il curriculum», «Bisogna investire nei vivai, lo dico da anni», «Sono anni che non abbiamo gente di qualità», «Avremmo dovuto fare come la Germania», «Bisogna rifondare il sistema, sono anni che lo dico», «Nome X, nome Y, nome Z: dovevano essere messi lì anni fa e invece…».

VEGGENTI A POSTERIORI (SULLE FORMAZIONI)
Si sa, l’italiano è allenatore, coach, CT, selezionatore tecnico, finanche dirigente nell’animo. Si tratta di un meccanismo insito nel nostro DNA, un caso sul quale gli scienziati non hanno mai approfondito a dovere. 60 milioni di cuori, 60 milioni di cervelli tutti preparati a sostenere la propria battaglia tattica per il miglioramento certo e assicurato della nostra nazionale. Sarà sempre così, lo è sempre stato: prendere o lasciare.
Le frasi che potrete utilizzare sono: «Immobile e Belotti non possono giocare insieme», «Doveva mettere Insigne», «Doveva mettere El Shaarawy», «Doveva mettere Jorginho alla prima», «Doveva giocare con il 4-3-3».

DISTRUTTORI
Con qualunque risultato, quello di ieri sarebbe stato presentato come uno sfacelo apocalittico. Davanti a cotanta distruzione bisogna, assolutamente, armarsi pesantemente e scendere in battaglia, per il calcio e non. Il vostro vantaggio è che, in momenti come questo, avrete tante orecchie pronte a concedervi tempo e potrete buttare in mezzo un po’ tutto, da Insigne al 4-2-4, dalle guerre puniche al muro di Berlino, da Pipino il Breve all’altopiano del Carso: raccoglierete quasi sempre consensi unanimi.
Le frasi che potrete utilizzare sono: «Devono andare tutti a casa», «La Federazione va cambiata totalmente», «Bisogna chiudere Coverciano», «Tutti quelli di ieri non devono mai più giocare in nazionale», «Belotti 100 milioni, Verratti 80 milioni… Io li manderei a zappare!», «Menomale che i vecchi non giocheranno più in Nazionale».

PATRIA & FAMIGLIA
Questo è un profilo relativamente nuovo, dovuto soprattutto a tensioni politiche e culturali che stanno attraversando l’Italia così come un po’ tutto il mondo. Credete che la colpa dell’eliminazione di ieri non sia tanto degli italianissimi capi della Federazione o dell’italianissimo CT Ventura, bensì degli stranieri che militano in Serie A rubando così spazio ai nostri talenti. E non sarà certo chi vi segnala la presenza di tanti e fruttuosi campioni oriundi nelle squadre più vincenti, da Camoranesi nel 2006 a Zidane nella Francia, a farvi cambiare idea.
Le frasi che potrete utilizzare sono: «Gli stranieri sono la rovina del nostro calcio», «Largo agli italiani», «Via i bidoni stranieri dal nostro calcio», «Gli italiani devono giocare sempre». In alternativa, potete utilizzare qualsiasi commento calcistico – e non – in arrivo dalla pagina Facebook di Matteo Salvini.

HATERS
Vi fa schifo il calcio, odiate le figure dei calciatori in quanto tali, i supporter del calcio vi stimolano una profonda nausea, avete un passato – remoto – da tifosi o magari da giocatori in qualche oratorio di provincia; negli anni, però, avete preferito chiudere qualunque rapporto con questo sport e lo vedete oggi alla stregua di una ex che vi ha tradito con il vostro miglior amico. 
Le frasi che potrete utilizzare sono: «Mi fanno tutti schifo, ultra pagati e poi si fanno abbattere da una squadra ridicola», «I calciatori italiani sono delle fighette», «Ora finalmente si potrà pensare ad altri sport», «Ignoranti che danno 4 calci al pallone e non sanno neanche farlo», «Adesso che laggente non seguirà il calcio ci saranno suicidi di massa», «Adesso le bandiere fuori dai balconi le metterete?». In aggiunta a ogni frase va, per completezza d’opera, un numero imprecisato di emoji sorridenti e scompiscianti,

I RIVOLUZIONARI
Dite la verità: aspettavate questo momento con trepidazione, da anni probabilmente. Ora che l’Italia non sarà ai mondiali e che laggente non sarà distratta da un’insulsa e volgare attività ricreativa quale la corsa dietro a una palla di cuoio potrete finalmente correre alle armi, invadere le piazze, conquistare le città, far saltare teste e sollevare questo regime dittatoriale che da anni ci toglie il respiro. Insomma: è il momento giusto, cribbio!
Le frasi che potrete utilizzare sono: «Devono andare tutti a casa» (sì, come il distruttore), «Così finalmente la smettete di pensare a queste stronzate e pensate alle cose serie» (vai a capire quali), «L’Italia è un paese fallito, dalla società al calcio, va rifondato tutto», «Il calcio italiano è l’immagine della nostra politica: bisogna cambiare tutto». L’aggiunta di toni più coloriti, tra eventuali insulti, minacce e/o bestemmie (comunque meglio se correlati da vistosi errori grammaticali) è a vostra discrezione.

I NOSTALGICI
Saranno numerosi e, forse, è la categoria che più e meglio rappresenta anche il sottoscritto. Tuttavia, se è vero che è sempre bello ricordare i bei tempi andati, va anche detto che molto spesso la nostalgia è più una forma di non accettazione della realtà contemporanea che, per quanto brutta, va accettata e compresa per poter essere affrontata a dovere. Il rifugio nel passato dà sicurezza ma, purtroppo, spesso non fornisce risultati nel presente e può anzi essere distruttivo in vista del futuro e delle sfide che esso comporta.
Le frasi che potrete utilizzare sono: «Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro […] Andiamo a Berlino, Beppe», «Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso, Gattuso, Pirlo, Camoranesi, Perrotta, Totti, Toni», «Il cielo è azzurro sopra Berlino», «Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene».  

Detto ciò, ora che avete copiato e incollato le vostre frasi fatte, pronte per essere riutilizzate nei prossimi giorni a seconda dello stato d’animo vostro e dei vostri interlocutori, vi prego di tollerare il disagio di chi ancora non ha ben metabolizzato quanto visto ieri sera. Di chi ogni due anni è sempre stato abituato a tifare per i rappresentanti sportivi della propria nazione in competizioni di importanza, simbolicamente e non, sesquipedale. Di chi dopo il 2006 ha pensato che di vittorie non ne avrebbe mai più viste ma mai avrebbe pensato di non poterne neanche più sognare.
Lasciateci soli con le nostre icone del momento, con le lacrime di Buffon, con i ricordi dei vecchi campioni e degli anni migliori, con la rabbia di De Rossi che è un po’ quella di noi tutti, con la tristezza di non poter rivedere più nessuno dei campioni del 2006 in azzurro, con la certezza di un’estate – la prossima – che già sappiamo sarà in tono minore, per i rimpianti per qualcosa che guarderemo senza trasporto, senza organizzazioni last minute con gli amici di una vita, senza maglie da tirar fuori dall’armadio o bandiere da rispolverare. 

Abbandonateci alla tristezza di un momento che supereremo ma che non abbiamo ancora metabolizzato, noi che del pallone non ne facciamo di certo una questione vitale ma un grande svago dai problemi quotidiani beh, concedetelo, quello sì. Perché, come diceva un vecchio saggio, «Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti». E oggi, per noi, viene meno.

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Fonte dell’immagine di Buffon: Tuttosport.

 

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